MAESTRA, COSA E' UN OPERAIO? di Anonimo
 
 

Da un po’ di tempo giornalisti, politici, sindacalisti ed intellettuali vari vanno ripetendo che Torino, la vecchia città dell’automobile, la città operaia, deve smettere di considerarsi tale, perché questo suo ruolo non solo si è progressivamente ridimensionato ma, in un futuro purtroppo prossimo, rischia definitivamente di scomparire.
Ebbene, tranquilli tutti! Se così dev’essere, sappiate che per le nuove generazioni dei torinesi non dovrete affannarvi, per loro la città operaia è già qualcosa di sconosciuto….
Sono una giovane maestra elementare e lavoro in una scuola statale del quartiere Mirafiori, a Torino. La mia classe, ventitré bambini, vivaci, intelligenti e sempre curiosi, si può considerare una classe decisamente “buona”, valutandola secondo criteri di rendimento e condotta.
Provengono da famiglie “normali”, piccoli commercianti, impiegati statali e privati, insegnanti..insomma, il ceto medio.
Qualche giorno fa, mentre stavo lavorando sull’uso dei nomi comuni e sulla loro declinazione dal maschile al femminile, ho proposto ai miei bambini un esercizio: ho scritto alla lavagna una serie di nomi comuni maschili che loro avrebbero dovuto volgere al femminile. Nell’elenco, piuttosto vario, c’erano, tra gli altri : ragazzo, bambino, nonno, poliziotto…operaio.
A questo punto, mentre stavano silenziosamente ricopiando e trasformando questi nomi sul loro quaderno, si è alzata nella classe una voce che non esagero nel definire corale:
- Maestra, cos’è un operaio? –
Stupita, ho chiesto quanti di loro conoscessero il significato di questa parola, almeno sommariamente, e soltanto quattro bambini hanno saputo indicarmi chi poteva essere questo..sconosciuto.
A questo punto ho spiegato loro che , sicuramente , nell’ultimo periodo gli operai li avevano visti anche in televisione, perché sono: - quei “signori”che, a Mirafiori, hanno protestato perché rischiavano di perdere il lavoro...-
La discussione si è fatta subito viva, i miei allievi hanno partecipato con interesse, chiedendo che cosa fanno quei signori nella fabbrica che, dalle finestre della nostra aula, quasi si può vedere. Ho spiegato loro che un operaio è un uomo che svolge un lavoro manuale, un uomo che impiega la propria energia per la produzione di qualcosa ben riconoscibile dal punto di vista materiale, di un’opera..ho provato a suggerire un parallelo con il mio lavoro: al termine della mia giornata lavorativa, non posso “far vedere” concretamente che cosa ho costruito, il risultato del
mio lavoro non si vede giorno per giorno, occorre tempo e, se loro imparano, se accrescono la loro curiosità , il loro interesse, se maturano come individui, allora io saprò di aver lavorato bene.
L’operaio, sì, può far vedere ciò che ha costruito nella sue otto ore di lavoro, perché quell’opera è l’automobile che i loro papà e le loro mamme, forse, acquisteranno….
Alla fine di questa lunga chiacchierata i miei bambini erano contenti, come sono sempre, quando scoprono qualcosa di nuovo o, anche, scoprono che conoscevano una cosa, ma non sapevano dare, ad essa, un nome.
Un mio allievo, sorridendo, ha alzato la mano e ha esclamato: - Ma allora, io conosco un operaio!! Abita al piano di sopra!!-
Finalmente, per il mio allievo, quell’uomo del settimo piano non ha più soltanto un nome, un cognome, ma anche un’identità professionale certa. Ora , lui sa che cosa fa quell’uomo quando, tutte le mattine, esce di casa per andare a prendere il bus che, dopo tre fermate, lo porterà a trascorrere otto ore a Mirafiori.
Ed io , la loro maestra, so che negli otto anni di vita dei miei allievi la parola operaio non era mai comparsa o, se era comparsa, non era stata considerata, fino all’altra mattina, così interessante da richiedere una spiegazione.
Certo, la società non è solo questa, ma io credo che non sia neanche quella che la televisione ci propone quando , nel caso di un’influenza, ci suggerisce di prendere uno Zerinol che, con la sua azione provvidenziale, potrà salvare i nostri “ cinque giorni d’ufficio, quattro lezioni di tennis, tre cene”.
Questi bambini, di fronte ad un’immagine di un qualsiasi dinosauro, sono immediatamente in grado di indicarne nome, caratteristiche, abitudini alimentari..e quant’altro. E i dinosauri sono estinti da milioni di anni. Prima che sia troppo tardi, qualche animalista pensi anche agli operai metalmeccanici di Torino, già estinti nell’immaginario dei nostri bambini!